Parlare di psicologia sui social è molto meno agevole di quanto sembri. Non è facile concentrare concetti estremamente complessi negli spazi e nei tempi di una comunicazione tarata sul livello di attenzione dello scrolling.
Per questo si tende (e nessuno di noi può dirsi completamente esente da questa propensione) a tramutare in consigli ed esortazioni concetti che necessiterebbero di tutt’altra elaborazione, ed a proporre certezze al posto della contestualizzazione che dovrebbe caratterizzare l’incontro con la soggettività.
Indicazioni del tipo “sii assertivo!” si leggono sui social di tanto in tanto. A ben vedere, un’esortazione di questo tipo contiene in sè un paradosso, quello di invitare ad affermare se stessi seguendo l’invito di qualcun altro. È lo stesso paradosso presente nell’educazione di tanti: “sii assertivo”, “sii autonomo”, “sii libero”.
È vera indipendenza invece il poter scegliere se e quando essere assertivi, autonomi, liberi, e quando non esserlo. La libertà e l’indipendenza nascono da dentro, non si possono prendere da fuori, neanche dal “consiglio” di uno psicologo. Lo psicologo si limita ad aiutare la persona a tracciare la sua strada verso l’autonomia.




